Il valore dei buoni pasto

Posted by admin on 27/01/2011 under Articoli | Be the First to Comment

Intervento di Gregorio Fogliani, Presidente di Qui Group, gruppo leader italiano operante anche nei titoli di servizio (buoni pasto e buoni acquisto)

(QUI! Group è leader in Italia di vari settori quali quello dei servizi finanziari attraverso la progettazione e lo sviluppo di soluzioni integrate e personalizzate basate su tecnologia smart card e reti POS; il settore dello sviluppo e della gestione della rete dei servizi, nei programmi di loyalty e nei titoli di servizio (buoni pasto e buoni acquisto) che creano valore per l’azienda, i dipendenti e le famiglie).

L’Agenzia delle Entrate ha ribadito con una Risoluzione che il buono pasto, una volta superata la soglia d’esenzione di 5,29 euro, fa reddito. E’ una posizione non nuova, ma che lascia perplessi, sia perché questa soglia è tra le più basse d’Europa, sia perché giacciono in Parlamento diverse proposte di modifica, sia perché l’attuale contesto economico suggerisce un atteggiamento completamente diverso. Ricordo che la soglia d’esenzione è di 7 euro In Francia e di 9 euro in Spagna, per fare due esempi, e quella italiana è la soglia più bassa d’Europa.

Al fine di assicurare al lavoratore un valore del buono pasto che gli permetta di pranzare, è doveroso che la soglia dell’esenzione fiscale prevista sia adeguata e che, soprattutto, sia mantenuta proporzionata al reale costo della vita. L’Italia è rimasta indietro a livello mondiale! Siamo fermi dal 1997. Con l’attuale valore dell’esenzione fiscale non si riesce neppure a mangiare in una mensa interna.

Il valore medio di un pasto si aggira intorno ai 7.50 il pasto completo è ormai solo un ricordo per la maggior parte dei lavoratori. E spesso ciò avviene per necessità e non per scelta. Pur assolvendo un’eminente funzione sociale, il buono pasto è quindi ancora percepito dal legislatore fiscale come un benefit paragonabile all’auto o al telefono aziendali.

A questa idea risponde il limite di € 5,29 fissato all’articolo 51, comma 2, lettera c) del Tuir. In sintesi le ragioni a sostegno di un innalzamento del plafond detassato possono essere così delineate: disallineamento economico tra il costo effettivo di un pranzo e l’attuale valore del plafond a 5,29 € ; disparità tra il valore dei buoni pasto erogati ai dipendenti del comparto pubblico e il valore plafonato fermo dal 1998 per il comparto privato; ipotesi, mai realizzata, di adeguamento Istat contenuta nella norma (D. Lgs. 314/1997), squilibrio tra un servizio di mensa interna e un servizio di buoni pasto a 5,29 €. Il valore dell’esenzione rappresenta per la realtà produttiva italiana una misura irrinunciabile di sostegno dello sviluppo, la protezione del potere d’acquisto dei lavoratori dipendenti ed infine un volano di incremento dei consumi.

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